OK, rebus e dintorni

au_Lion_d_or_1Se sul significato della parola OK siamo tutti d’accordo, sulla sua origine le ipotesi si sprecano e certe sono… beh, un po’ tirate per i capelli e allora non mi faccio scrupoli a tirarne fuori una anch’io, che da quanto ne so non è mai stata presa in considerazione.

Partiamo da un po’ lontano, e cioè dalla Francia del medioevo, e precisamente dalle insegne delle botteghe. Queste insegne in genere erano mute, senza scritte di alcun genere, ed erano chiare ed efficaci: se l’insegna rappresentava una scarpa, lì c’era un calzolaio; se c’era un coltello, l’arrotino; le forbici un sarto; una testa di maiale o di vacca il macellaio, ecc.

Semplice quando si trattava di mestieri, era più difficile quando si trattava di indicare una locanda o un posto di ristoro ai viaggiatori, un servizio insomma, e si sviluppò un sistema particolare, in cui l’oggetto sull’insegna non corrispondeva alla cosa in sé ma a come veniva pronunciato. (1)

Facciamo un esempio: ancora oggi si trovano un mucchio di alberghi -in Francia ma non solo- che si chiamano “Al leon d’oro”. Questa nome deriva proprio dalle insegne di locande francesi che raffiguravano un leone d’oro perché quest’immagine aveva un doppio senso: poteva essere sì “Au lion d’or”, ma la pronuncia era la stessa di “Au lit on dort”, cioè “si dorme a letto”. Era una specie di rebus ma  il viaggiatore non poteva sbagliarsi nel capire che lì aveva l’opportunità di dormire comodo e non per terra o su un pagliericcio.

Un’ altra di queste insegne rappresentava la lettera “O” maiuscola seguita dalla lettera “k” minuscola attraversata da un trattino, e veniva fuori una cosa del genere:

Ok

che i viandanti francesi dell’epoca (perlopiù mercanti o comunque persone certamente illetterate ma che l’alfabeto lo masticavano) leggevano “O grand ka barré”  (appunto O maiuscola, k sbarrata) ma al tempo stesso “Au gran cabaret“, ciòè “la grande taverna” o “la grande osteria” e nulla mi vieta di pensare che i francesi si siano portati in America le proprie insegne e che da lì sia poi arrivato l’OK come l’intendiamo noi.

Ecco, questa è la mia ipotesi. Delirio? Forse, però sono in buona compagnia! OK

(1) cfr. Fulcanelli, Le dimore filosofali, vol. 1

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nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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