Grande vita e piccola morte: Sherwood Anderson

Tutti i critici sono concordi nel dire il buon Sherwood Anderson (1876-1941) con i suoi racconti e scritti  vari influenzò profondamente la letteratura e la narrativa statunitense, così come sono concordi nel dire che si trova traccia del suo stile in scrittori come Steinbeck, Hemingway, Faulkner anche se non raggiunse mai la loro fama.

In effetti era un po’ sfigato, sia nel lavoro che nella vita privata, prima di diventare uno scrittore fece diversi lavori, e non tutti gli andarono bene, così come non gli andarono bene i matrimoni (anche colpa sua però: se uno divorzia dalla moglie per sposarsi l’amante, va bene; se la stessa storia capita poi con altra moglie e altra amante, beh, allora è un vizio!).

Anche la sua morte sa un po’ di sfiga, morì a 64 anni di peritonite e l’autopsia rivelò che la causa di questa peritonite era stata aver ingoiato una tartina (o l’oliva di un martini) senza togliere lo stuzzicadenti. E probabilmente fu la stupidità di questa morte a far scrivere sul suo epitaffio “La vita, non la morte, è l’avventura più grande“.

 

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nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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