Gli unni: brutti ceffi

attilaQuando per strada, a piedi, magari in una zona periferica, di notte, in una  via poco illuminata, senza gente in giro, si incrocia un tizio colla faccia piena di cicatrici e lo sguardo cattivo (1), insomma quel che si dice un brutto ceffo, ecco, beh, non siamo proprio tranquilli, un po’ di spago ce l’abbiamo o, almeno, io di sicuro ce l’avrei. Quelle cicatrici ci raccontano di risse, accoltellamenti, roba del genere.

Ecco, chi incontrava gli Unni nel V o VI secolo avrebbe incontrato dei brutti ceffi. Il fatto è che avevano tutti delle facce deformi e piene di cicatrici, e non per caso: infatti, per fare dell’aspetto fisico un’arma psicologica contro i nemici, fin da piccoli gli si facevano sul viso profondi solchi con il coltello e/o il visto veniva stretto con bende e legni, di modo che presentassero poi una faccia talmente deforme e piena di cicatrici che non c’era nemico che non se la facesse sotto al solo vederli.

PS
nell’iconografia tradizionale (mooolto posteriore) Attila viene raffigurato con la barba ma è improbabile che ce l’avesse, perché da buon unno figlio di unni aveva subìto anche lui il trattamento di imbruttimento da bambino, e le cicatrici di quel genere impediscono poi la crescita dei peli. La barba ce la misero probabilmente perché un barbaro, senza barba, che barbaro  è?

(1) ma voi, di notte, in una strada di periferia poco illuminata, senza gente in giro… ma che ca*** ci fate???

 

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nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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