Carlomagno imperatore a sua insaputa

incoronazione_carlo_magnoUna delle cose che tutti abbiamo imparato a scuola è che Carlomagno si recò a Roma per farsi incoronare dal Papa come Imperatore del Sacro Romano Impero, e ce lo ricordiamo anche perché quest’incoronazione ebbe luogo il giorno di Natale dell’ 800, data facile da tenere a mente. Abbiamo in mente anche le rappresentazioni dell’avvenimento, con il pontefice che pone in testa a Carlomagno la corona in una cerimonia solenne, magari seduto su un trono… Beh, con buona pace della nostra memoria, è una balla e le cose non andarono come ce la raccontano.

Carlomagno si recò a Roma per il processo a Papa Leone III accusato di essere adultero, ipocrita, bugiardo, spergiuro, pederasta e altre robettine del genere. Carlomagno doveva presiedere il tribunale, era questo lo scopo del suo viaggio, non farsi incoronare imperatore. Non che non ci pensasse a diventare imperatore, intendiamoci, però  non voleva che la nomina gli venisse dalla chiesa perché una incoronazione papale avrebbe significato una qualche sottomissione al papato, idea che a Carlomagno proprio non andava giù, lui voleva a tutti i costi mantenere la sua indipendenza dall’autorità pontificia e per diventare imperatore senza essere in debito col papa aveva in mente di sposare Irene imperatrice di Costantinopoli (anche perché, oltre ad avere il titolo, avrebbe rimesso assieme l’impero romano d’Oriente e quello d’Occidente, mica male come idea -e poi, il fatto che la basilissa Irene fosse una bellissima donna a Carlo non dispiaceva di sicuro).

Il processo ebbe luogo il 23 dicembre 800, si concluse con quella che oggi chiameremmo assoluzione per insufficienza di prove (Leone III giurò sul vangelo di essere innocente ma sai che fatica per uno accusato di spergiuro) e il 25 dicembre Carlomagno si presenta a San Pietro per assistere alla messa di Natale alla quale era stato invitato. Il papa in persona lo accoglie all’entrata e sorridendo, in tono soave,  l’invita a inginocchiarsi e pregare. Chiara la scena? Bon. Mentre il re dei Franchi è in ginocchio, a testa china, intento nella preghiera, sente che qualcuno gli mette una roba tonda e pesante in testa e tutti i preti attorno che all’unisono gridano “A Carlo Augusto, per volontà di Dio incoronato grande e pacifico Imperatore dei Romani, vita e vittoria!”. Tò, fregato.

L’entusiasmo di -quasi- tutti i fedeli era tale che Carlomagno non poté né protestare né in alcun modo reagire, e  non poté fare altro che alzarsi e avviarsi verso il posto che gli era stato riservato: stando a quanto scrive Eginardo, il segretario e uomo di fiducia che l’accompagnava, l’imperatore suo malgrado rimase calmo per fuori ma dentro era furibondo e stringeva con rabbia i pugni. Epperò un po’ gli sta bene al Carletto: da uno accusato di spergiuro, ipocrisia e menzogna qualche scherzo da prete te lo puoi aspettare, no?

 

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nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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