Le ultime parole di Salvator Rosa

220px-Self-portrait_by_Salvator_RosaSalvator Rosa (Napoli, 21 luglio 1615 – Roma, 15 marzo 1673), uno degli esponenti più di spicco del barocco. Artista a trecentosessanta gradi, fu pittore, poeta, scrittore, incisore, musicista.

Di carattere nonconformista e ribelle, condusse una alquanto vita movimentata tra Napoli, Firenze, Roma e in un certo qual modo fu un romantico ante-litteram.

Ormai moribondo, gli amici gli consigliavano di regolare con il matrimonio il suo rapporto  con Lucrezia, una donna sposata conosciuta in Toscana e che, divenuta la sua amante fissa,  gli diede anche numerosi figli. L’artista era restio a questo matrimonio, perché diceva che oltre a lui Lucrezia aveva avuto altri amanti.  Gli amici insistevano dicendogli che se non l’avesse sposata non sarebbe finito in Paradiso, e alla fine l’artistà cedette dicendo “E va bene! Se per andare in Paradiso ci vogliono le corna, la sposerò!”. E così fece, un matrimonio in extremis pochi giorni prima di morire. Mica male per un uomo che diverso tempo prima aveva scritto: “Due soli giorni felici toccano a colui che prende moglie, quel delle nozze e quello del funerale.”

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nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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