carriera di un fesso fortunato (parte 1)

Timothy_Dexter

Timothy Dexter con il suo cane (che senza fantasia aveva chiamato “Dog”), caricatura di James Akin, 1806

L’americano Timothy Dexter (1747-1806) viene ricordato come un imprenditore di successo ma tutti gli storici sono concordi nel dire che questo successo fu dovuto più a una serie di colpi di fortuna che a una sua reale capacità, ed in effetti sotto certi aspetti non era altro che un grande, emerito fesso.

Nato da famiglia di contadini, a 8 anni lascia la scuola e a 16  lavora a Boston come apprendista da un cuoiaio. Nel 1769 decide di andarsene ma a causa della guerra d’Indipendenza i porti sono chiusi e non può lasciare Boston. E qui arriva la sua prima botta di fortuna con la C maiuscola, perché non potendo andarsene, con pochi quattrini in tasca e realmente un fagotto di stracci sulle spalle, va a chiedere aiuto ad un suo vecchio datore di lavoro. Quando arriva però scopre che questo è morto. Disdetta? Mica tanto, perché Dexter ha 22 anni, è piacente, ben messo, e si sposa la ricca vedova. Oplà.

Senza più problemi e con le tasche piene,  bombarda le autorità di petizioni (scritte in modo completamente sgrammaticato e/o incomprensibile) per avere un qualche incarico importante in città, e alla fine un po’ per stanchezza un po’ per prenderlo in giro, il consiglio cittadino lo nomina “deer observer“, cioè “avvistatore di cervi” -un incarico creato anni prima, quando nel Massachusetts i cervi si cacciavano per mangiare ma che in quel periodo non aveva più senso, anche perché erano trent’anni che i cervi non si vedevano più in zona.

Dexter è orgoglioso dell’incarico, anzi ormai è convinto di essere entrato nell’alta società di Boston e ricomincia a rompere le scatole in giro. Nessuno lo sopporta, però è granoso e allora perché non farselo amico e spillargli un po’ di quattrini? I nuovi “amici” lo convincono a fare incetta di valuta continentale (e gli sbolognano anche quella che hanno loro…) che era poco più di carta straccia, e Dexter convinto ci spende tutti i soldi che ha (la moglie). Altro colpo di fortuna con la C maiuscola: guerra di Indipendenza americana, le colonie vincono e la valuta continentale balza alle stelle. Oplà 2.

Con le tasche ancor più piene di quattrini, pensa di essere finalmente arrivato eppure la società buona di Boston, che pure nutriva mooooolto rispetto al denaro continua a non filarselo, perché pur essendo ormai tra i più abbienti della città, è sgradevole, insistente, dice solo fesserie e non riesce a tenere la bocca chiusa quando dovrebbe. Alla fie, dando la colpa ai bostoniani di essere troppo pedanti, Dexter prima si autonomina “Lord” e poi lascia la città per trasferirsi a Newburyport, città più piccola dove pensava di trovare il giusto riconoscimento e tanto per non passare inosservato si compera subito 2 navi mercantili e una intera scuderia con i cavalli tutti di color crema brillante,  gira su una carrozza di lusso con le sue iniziali sui fianchi, e soprattutto si costruisce sul mare una residenza che non si può non definire quantomeno esagerata.

800px-A_view_of_the_mansion_of_the_late_Lord_Timothy_Dexter_in_High_Street_Newburyport_1810_byBuffordsLithographyAll’interno di questo palazzo, da buon parvenu, il Lord fece sistemare gli arredi non tanto i più lussosi quanto i più costosi dell’epoca, indipendentemente che ci stessero bene o no. E anche l’esterno non brilla per il buongusto, tra archi romani, colonne e statue di importanti personaggi della storia americana. Ma voglio lasciare la parola a Samuel Knapp, lo storico autore di Life of Lord Timothy Dexter :

“… Privo di ogni buongusto il proprietario, nel suo furore per la notorietà, creò file di colonne alte almeno 15 piedi, su cui sistemare colossali statue scolpite nel legno. Proprio davanti all’entrata della casa, su un arco romano di grande bellezza e gusto, c’erano il generale Washington in divisa militare, alla sua sinistra c’era Jefferson, alla destra Adams. Sulle colonne nel giardino c’erano figure di capi indiani, generali, filosofi, politici, statisti oltre alle divinità della Gloria e della Libertà.”

Come c’era da spettarsi, Dexter fa una statua anche di se stesso, con la scritta “Io sono il primo nell’Est, il primo nell’Ovest e il più grande filosofo del mondo occidentale“. I fessi possono fare di tutto ma prima o poi saltano fuori.

(continua)

PS
sì, lo so che non è bello interrompere a metà una storia, però quella di Dexter è lunghetta e va raccontata tutta: restiamo in contatto per altre imprese, altre botte di fortuna con la C maiuscola e altre fesserie di quest’ineffabile personaggio

 

 

 

 

 

 

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nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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