La vendetta di Venere (vita dura per gli indovini sciti)

 

Anasyromenos_statuette

Statuetta romana di androgino

Gli Sciti furono un popolo nomade di stirpe indoeuropea stanziatosi nella Russia meridionale che, tra il II e I millennio A.C., si espansero in Asia minore, anche se più che un’espansione di conquista si trattava di  guerre di razzie e saccheggi. E fu proprio in seguito a una di queste razzie che nacque tra gli sciti un tipo particolare di indovini, chiamati Enarei.

Racconta Erodoto nelle sue Storie che durante la razzia di Ascalona, in Siria, un gruppo di sciti saccheggiò un tempio dedicato ad Afrodite e la dea della bellezza si vendicò lanciando su di loro una maledizione che Erodoto chiama “malattia femminile”, e che consisteva in una forma di impotenza (non totale: potevano continuare a riprodursi, infatti la maledizione, come ogni maledizione degna di questo nome. riguardava non solo il gruppo di razziatori  ma anche la loro stirpe) che li portava anche ad assumere atteggiamenti e fattezze femminili. Imbarazzati da questa loro particolare condizione androgina, questi guerrieri e i loro discendenti lasciarono le armi e si specializzarono nella divinazione diventando una classe di indovini, gli Enarei appunto. Il loro metodo di divinazione era prendere un pezzo di corteccia interna di tiglio, tagliarla in tre strisce, attorcigliarle  sulle dita e profetizzare il futuro guardando come queste strisce poi si disgarbugliavano. Gli Enarei in quest’arte erano molto stimati ed apprezzati, era un’attività remunerativa, ma non priva di rischi, specialmente quando il re si ammalava.

Per gli sciti, il giuramento sacro era sulla “salute del re” e quando il re si ammalava era perché qualcuno aveva giurato il falso. Per far guarire il re, bisognava trovare il colpevole, e a tale scopo venivano convocati tre indovini di fama (non solo Enarei, però questi erano quelli che andavano per la maggiore) e con la loro arte dovevano far saltar fuori il nome dello scongiuro, che veniva preso e portato davanti al re. Tutto bene per gli indovini se non quando l’accusato protestava affermando che lui non aveva spergiurato un bel niente, ed era una eventualità che, possiamo immaginare, capitava mooooolto spesso.

Comunque, in questo caso il re mandava a cercare altri sei indovini, e li  faceva divinare sulla stessa faccenda. Se saltava fuori che anche per loro l’uomo era colpevole, allora questo veniva decapitato dai suoi primi accusatori (che si partivano i suoi beni). Se però risultava innocente, allora venivano chiamati altri indovini ancora, e se alla fine la maggioranza non lo trovava colpevole, allora erano i primi indovini a venire messi a morte, con un rituale particolare. Racconta Erodoto:

“…  La modalità della loro esecuzione è la seguente: si carica di sterpi un carro e vi si attaccano dei buoi; gli indovini, con i piedi legati insieme, le mani legate dietro la schiena, e le bocche imbavagliate, sono spinti in mezzo alla sterpaglia; infine il legno viene dato alle fiamme, e i buoi, spaventati, corrono via con il carro. Accade spesso che i buoi e gli indovini vengono entrambi arsi dalle fiamme, ma a volte l’asta del carro viene consumata dal fuoco e i buoi riescono a scappare un po’ bruciacchiati …”

E visto che l’arte e i poteri divinatori potevano passare da padre a figlio -come nel caso degli Enarei- il re si premuniva di mettere a morte anche i figli maschi dell’indovino bugiardo, tanto per stare sul sicuro. Insomma, da pregare che il re stesse sempre bene…

 

 

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Solo perché sono paranoico non vuol dire che non sia vero che tutti ce l'hanno con me
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