In bocca al lupo (di mare)

Mermaid_ship_(1817)

La Mermaid

Lo dico subito: superstiziosi, astenetevi. Oppure, prima di leggere, procuratevi un cornetto, una zampa di coniglio, un ferro di cavallo, un trifoglio e se non avete niente del genere fate almeno qualche gesto apotropaico, tipo toccare ferro (o qualcos’altro).

Perché questa è una storia di iella e anche se non ci sono documenti ufficiali a riguardo è molto, moooolto probabile che a bordo della nave Mermaid ci fosse uno o più iettatori di prima, primissima categoria.

La Mermaid, che faceva servizio postale nelle acque australiane, era partita da Sidney il 16 maggio 1829 al comando del capitano Samuel Norbrow e stava ritornando alla base quando il 13 giugno, a quattro giorni di distanza dalla sua destinazione, andò a finire su una barriera corallina non segnata sulle carte. La Mermaid colò a picco ma tutti i 22 marinai riuscirono a salvarsi. E uno.

Dopo tre giorni, i naufraghi vennero tratti in salvo dalla nave Swiftsure.  E dopo cinque giorni di mare, prima di poter arrivare a terra, affonda anche la Swiftsure. E due.

I naufragi della Mermaid e della Swiftsure vengono salvati dal brigantino Governor Ready. Tre ore dopo il recupero, a bordo della Governor Ready scoppia un incendio e tutti su scialuppe di salvataggio riescono ad abbandonare la nave  prima che questa vada a far visita ai pesci. E tre.

Arriva una quarta nave, la Comet, che recupera tutti ma dopo altri cinque giorni di navigazione affonda anche questa. E quattro.

Arriva il postale Jupiter che rimorchia le scialuppe cariche di naufraghi e fa salire a bordo i disgraziati che non avevano trovato posto sulle scialuppe ed erano rimasti a mollo. Dopo 18 ore pure la Jupiter va a salutare Nettuno. E cinque.

Alla fine arriva la nave passeggeri The City of Leeds che imbarca tutti e dopo quattro giorni… no, questa volta va bene: dopo quattro giorni di mare e di toccamenti di maroni The City of Leeds getta l’ancora nel porto di Sidney e tutti i naufraghi sbarcano sani e salvi.

Quindi tutto sommato tutto è bene ciò che finisce bene, perché in questi cinque naufragi non morì nessuno, un record. -che poi, con questa catena di navi a picco una dopo l’altra… beh, magari Branduardi poteva farci una canzone delle sue.

immagine da Wikimedia Commons

 

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Solo perché sono paranoico non vuol dire che non sia vero che tutti ce l'hanno con me
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