Via i capelli o via la testa

nieuhof-p-263-googhelaars-lach-van-kley-plate-364Se ci immaginiamo un cinese dei tempi andati, è facile che ci venga in mente con il classico codino sulla zucca e la veste lunga, magari lo consideriamo come un abbigliamento tipico, tradizionale, ma non era così.  Fu una chiamiamola pure “moda” imposta dai manciù (provenienti ovviamente dalla Manciuria) che nel 1644 avevano deposto la dinastia Ming per prenderne il posto (con la dinastia Qing, che durerà fino al 1912), ed era essenzialmente una forma di controllo ed umiliazione della popolazione cinese.

Gli uomini furono infatti costretti a radersi il cranio lasciando solo una piccola parte di capelli che dovevano essere raccolti in una treccia e lasciati crescere fino all’altezza della vita.   E in realtà più che di codino si dovrebbe parlare di coda di cavallo, perché era proprio questo che i manciù (la cui forza stava in gran parte nell’utilizzo dei cavalli) volevano che i cinesi si ficcassero in testa: che per loro non erano altro che delle bestie da fatica. Lo slogan manciù era proprio “Via i capelli o via la testa” e non era proprio  un modo di dire: quando nel 1646 venne catturato l’ultimo pretendente della dinastia Ming furono molti gli alti ufficiali a lui fedeli che, rifiutando di tagliarsi i capelli, si videro tagliare la testa.

L’imposizione del 1644 riguardava anche l’abbigliamento: agli uomini fu imposto di portare una gonna lunga e una veste con maniche molto larghe e molto lunghe, ma questa non era una forma di umiliazione, anche se era un abbigliamento di tipo femminile, era una questione molto pratica: indossare abiti del genere rendeva semplicemente arduo se non impossibile il combattimento fisico…

 

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nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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