Maledetti topastri!

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Il venditore di pasta per topi, di A. Carracci (1560-1609)

Passeggiando per una strada della mia città vedo degli avvisi sulla presenza di esche avvelenate per ratti e mi viene da pensare che si tratta di una di quelle guerre che continuano da tempi immemori e che negli anni il mestiere del cacciatore di topi ha avuto evoluzioni tecnologiche ma di fondo non è mai cambiato più di tanto.

Questa qui a fianco è una stampa del bolognese Annibale Carracci (1560-1629), tratta dalla sua opera Le Arti di Bologna, una serie di disegni in cui descrive i vari mestieri esercitati per strada nella sua città. Rappresenta appunto Il venditore di pasta per topi, in cui viene raffigurato un ambulante che gira vendendo pasta avvelenata per far fuori i roditori. Da notare l’insegna con i topi, per farsi ben riconoscere.

Un’insegna molto simile la troviamo in un’altra rappresentazione di cacciatore di topi –che pare però cacciasse anche i gatti! Si tratta di una incisione di Cornelis Visscher o Vischer (1629-1658) che raffigura un cacciatore di topi olandese (probabilmente un reduce, a giudicare dalla spada e dalla gamba di legno) del periodo, con le sue vittime che gli pendono da cappello, bastone, ecc. ad indicare la sua abilità.

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Il cacciatore di topi, di Cornelis Visscher (1629-1658)

Probabilmente agli olandesi dell’epoca non erano simpatici neanche i felini, perché la stampa è accompagnata da una strofa in latino che dice:
“Fele fuga mures: magnis si furibus arces
Exiguos fures, furor est; me respice, vilis
Si modo nummus est, mures felesque fugabo”
(Metti in fuga i topi con il gatto:  cacciare ladri piccoli servendosi di ladri grandi è follia; guarda me, che per pochi soldi metto in fuga sia i topi che i gatti).

Il mestiere però, pur essendo molto antico, conobbe una potente fioritura a partire dal XV secolo, quando, sia pure a livello intuitivo e non scientifico, si incominciò a collegare le epidemie di peste con la presenza di ratti che, grazie anche alla fesseria di Gregorio IX che volle eliminare i gatti, proliferavano senza nemici in tutte le città e i paesi d’Europa: anche la leggenda del pifferaio di Hameln (o Hamelin), poi ripresa dai fratelli Grimm, entra in questo contesto. Ma sul pifferaio di Hameln ci torneremo, perché la storia è veramente interessante.

PS
A proposito di fesserie nella lotta ai topi, anche in tempi moderni non si scherza, basti pensare a quello che viene chiamato Effetto ratto

 

 

 

Immagine del venditore di pasta per topi di A. Carracci tratta da Wikiwand
Immagine di Visscher tratta dal Chamber’s Book of Days

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nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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