Scimmie da guerra

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Il vapore inglese “Ly-ee-moon”, costruito apposta per il commercio dell’oppio

Nel gergo dei tossici la parola “scimmia” sta ad indicare la dipendenza e/o la crisi di astinenza da droghe. Qui si parla di oppio ma per scimmie intendiamo le bestie, anche se usate in modo improprio. In questo specifico caso, usate come armi incendiarie.

Le due guerre dell’oppio (1839-1842 e 1856-1860) furono una delle più grosse bastardate del colonialismo inglese che per risolvere il proprio deficit nell’importazione di prodotti dalla Cina (tè, seta, porcellana) portarono l’oppio dall’India (allora colonia britannica) e presero a diffonderlo in lungo in largo e di traverso per la Cina. Quando i cinesi vollero limitare questo commercio visto i danni che provocava alla popolazione… alé! Rule Britannia, guerra alla Cina! Portiamo civiltà e progresso a questi disgraziati -e con civiltà e progresso ci mettiamo pure un cincinino di oppio, tanto per far contenta la Nuova Compagnia delle Indie! Vabbé, scusate la sparata, è che a me il colonialismo… bah, lasciamo perdere, torniamo alle scimmie che è meglio.

Uno dei punti di forza dell’Inghilterra era naturalmente la flotta, e nei porti e lungo le coste la battaglia era decisamente impari dato che la Cina non aveva una vera flotta militare ma solo giunche attrezzate alla va là che vai bene.  In una di queste battaglie al largo di Shangai le giunche di legno cinesi si trovarono completamente impotenti contro i cannoni di Sua Maestà e qualcuno pensò di poter arrivare con zattere sotto le navi per appiccarci il fuoco. Ma non servì granché, gli incendi appiccati furono spenti subito, qualche marinaio inglese restò bruciacchiato ma tutti i cinesi furono falcidiati dai colpi a mitraglia dei cannoni.

Allora qualcun altro pensò che si potevano prendere delle scimmie (porelle!), legarci sulla schiena dei fuochi d’artificio (che i cinesi usavano come bombe e come razzi) e buttarle a bordo delle navi. Povere bestie a parte, l’idea non era male: le scimmie terrorizzate dal fuoco che si portavano addosso avrebbero appiccato il fuoco un po’ dappertutto seminando lo scompiglio e permesso in questo modo l’abbordaggio da parte dei cinesi. E magari, con un po’ di fortuna, sarebbero arrivate anche alla polvere da sparo dei cannoni e, perché no, fino alla santabarbara.

Non funzionò neanche stavolta, ma non fu colpa delle scimmie: qualcuno doveva arrivare sotto le navi per scagliare le scimmie e nessuno voleva fare la fine dei disgraziati compagni del primo assalto con le zattere. Le scimmie erano salve? Beh, fino a un certo punto: secondo Arthur Waley, autore del libro”The Opium War Through Chinese Eyes“, i cinesi in ritirata verso Tz’u-ch’i dopo lo sbarco inglese si portarono dietro le scimmie e le affidarono a un certo signor Feng. Quando però anche gli abitanti della zona di Tz’u-ch’i, Feng compreso, fuggirono dall’esercito britannico, le scimmie vennero abbandonate e alla fine morirono di fame…

 

 

 

immagine da Wikipedia Commons

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nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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