Piccolo matrimonio per Pietro il Grande

u2491All’inizio del ‘700 si diffuse in Europa la moda per le stranezze e bizzarrie della natura. Pietro I Romanov, detto Pietro il Grande (1672-1725) non fu esente da questa moda, anzi arrivò a creare una propria Kunstkamera, una specie di museo di dubbio gusto che aveva lo scopo di raccogliere curiosità e rarità anche umane:  lo zar aveva ordinato di fargli arrivare da ogni parte della Russia i bimbi nati morti che presentassero anomalie fisiche e il museo vantava una collezione di scheletri umani deformi degna di Lombroso, e lo scopo di questa Kunstkamera non era lo studio, ma la semplice collezione di incidenti e scherzi della natura. Ma Pietro non si accontentava di raccogliere cadaveri, era appassionato anche di esseri viventi, e in particolare aveva un debole per i nani. Lo divertivano.

Certo, sono cose che offendono la nostra sensibilità, o meglio la offendono oggi, perché fin dal Rinascimento i nani nelle corti europee erano considerati fonte di divertimento, spesso utilizzati come buffoni se non alla stregua di animali da compagnia. E Pietro il Grande (che tra l’altro era alto più di due metri, grande di nome e di fatto)  teneva nel suo palazzo molti nani che utilizzava per far divertire gli ospiti: li faceva saltar fuori da torte, li faceva cavalcare pony, li faceva ballare sui tavoli, ecc.

Il top di questa sua passione fu il matrimonio di uno dei suoi nani di corte, Iakim Volkov, con una compagna di pari altezza. Lo zar decise che doveva essere una cerimonia sfarzosa e ordinò al principe Cesare Romodanovsky di radunare tutti i nani di Mosca e di farli arrivare a San Pietroburgo vestiti secondo la moda europea, con abiti eleganti, galloni e bottoni dorati, parrucca (la spesa di questo vestiario doveva essere a carico dei proprietari dei nani, sempre per via del politically correct dell’epoca…).

La festa, cui parteciparono circa settanta nani, ebbe luogo in una sala dove al centro erano state sistemate sedie e tavoli in miniatura per la cenare ( lasciando comunque spazio per il ballo),  mentre lungo i lati della stanza presero posto nobili e cortigiani dello zar. Questi ultimi si divertirono molto e se la risero alla grande (scusate l’ignobile gioco di parole..) a vedere questi nani cercare di comportarsi come dei signori, anche perché molti erano di origine contadina e avevano poca dimestichezza con le maniere dell’alta società (altro gioco di parole ignobile…) e finirono per ubriacarsi, cadere nei tentativi di ballare e anche per prendersi a pugni e calci in qualche rissa estemporanea. Il tutto ovviamente tra il divertimento dei nobili e cortigiani presenti.

Per Pietro però, che metteva sempre un significato simbolico negli spettacoli che metteva in scena, il divertimento principale non erano i nani ma gli invitati di statura “normale”, che, come dice Lindsey Hughes nel suo libro Pietro il Grande, non si accorgevano di vedere delle caricature di loro stessi, anch’essi come i nani molto lontani da quell’eleganza e quello stile che caratterizzava le corti occidentali e lo zar avrebbe voluto importare anche nella rozza e grossolana corte russa dell’epoca.

 

immagine: J.P. Caspar (1700-1775) da Wikipedia Commons

Per approfondire: Lindsey Hughes, Pietro il Grande

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nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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