Micione spione

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Siamo nel 1960 in piena guerra fredda:  i rapporti tra Mosca e Washington sono a livello marciapiede, il rischio di una guerra nucleare e conseguente minaccia di estinzione per la razza umana sono reali, tra CIA e KGB è in atto una guerra di spie che 007 e soci ci fanno un baffo.      Ecco, è in questo contesto che nasce l’operazione denominata Acoustic Kitty, una delle fesserie più grandi nella storia dello spionaggio, che venne a galla solo nel 2001,  quando alcuni documenti CIA persero la qualifica di top secret, e la gente poté scoprire che razza di testine di vitello c’erano a capo di uno dei più importanti servizi segreti del mondo.

In quel periodo storico CIA e KGB si spiavano a vicenda in maniera quasi ossessiva, ma era un gioco spesso infruttuoso perché ambedue conoscevano le tecniche l’uno dell’altro ed era difficile trovare nuovi sistemi che il nemico non conoscesse. Fu allora che alcuni geni in camice bianco del Dipartimento Scienza e Tecnologia della CIA pensarono bene di usare i gatti come agenti per spiare le diverse ambasciate sovietiche: presero un gatto (pora bestia!), gli impiantarono nell’orecchio un microfono collegato ad un trasmettitore radio posizionato alla base del cranio e collegato a sua volta ad un filo nascosto nella pelliccia che serviva da antenna; fissata sul petto, una batteria elettrica alimentava tutto l’impianto. In questo modo, il gatto poteva trasmettere i suoni dell’ambiente circostante senza dare nell’occhio. Naturalmente il gatto doveva essere addestrato ad andare dove gli veniva indicato. Mmm… se qualcuno di questi geni avesse mai avuto a che fare con un gatto, avrebbe saputo che i gatti sono bestie indipendenti ed è difficile farli andare dove vuoi tu, mooooooolto difficile.

La prima missione che vide coinvolto un gatto spia ebbe luogo a Washington, in un parco dove due addetti dell’ambasciata sovietica stavano conversando fra loro.  Gli uomini della CIA si portarono vicino ai due con il gatto (a cui era stato dato da mangiare a sazietà, perché non si lasciasse distrarre dalla fame) e lo mollarono sperando che il gatto andasse vicino ai sovietici e che questi, pensando di non essere spiati, si lasciassero sfuggire informazioni interessanti.  Il gatto però, appena libero, fece quello che tutti i gatti fanno da che mondo è mondo: prese a gironzolare per gli affari suoi finché finì sotto le ruote di un taxi (tranquilli: il miomao non morì, venne recuperato e ricucito e non partecipò a nessun’altra operazione di spionaggio).

Nonostante il fallimento, gli scienziati della CIA continuarono a sperimentare questa tecnica, collezionando un flop dietro l’altro, fino al 1967, quando il progetto venne sospeso definitivamente. Come ebbe a dichiarare nel 2013 l’ex Direttore del Servizio Tecnico della CIA Robert Wallace, il progetto venne abbandonato e considerato una perdita totale a causa delle difficoltà incontrate nell’addestrare i gatti a seguire le istruzioni degli agenti. Perbacco! Ci sono voluti appena 7 anni e 20 milioni di dollari (tanto costò l’operazione nel suo complesso) per arrivarci! Mi domando se qualcuno di quei geni della CIA abbia mai avuto a che fare con un gatto… Mmm, probabilmente no: quelli della CIA sono uomini duri, tosti, amano i cani, i gatti son roba da femminucce. Ma allora chissà perché non ci hanno provato coi cani…

 

 

 

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nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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