Il pizzino di Giulio Cesare

gaius_iulius_caesar_vatican_museumDi Giulio Cesare (100-44 a.c.) si può dire tutto ma non che non fosse un furbastro di prima categoria, e non si sa se la storia di questo pizzino sia stata realmente una casualità oppure se Cesare se l’è costruita ad arte (probabile la seconda).

Siamo nel 63 a.c., a Roma in Senato si discute del complotto di Catilina, c’è maretta e volano parole grosse. Ad un certo punto arriva un messo che consegna a Cesare una tavoletta cerata al che Catone Uticense, sospettando un messaggio da parte dei congiurati, salta su e intima a Giulio Cesare di leggere ad alta voce quello che c’è scritto. Il futuro imperatore sta zitto e passa direttamente il messaggio a Catone che legge, diventa rosso e tira rabbioso la tavoletta addosso a Cesare -che ghigna con soddisfazione: non si tratta di un pizzino di congiurati, Catilina e compari non c’entrano, non c’è niente di disdicevole. Mmmm… diciamo quasi niente di disdicevole: si tratta di un messaggio inviato a Cesare dalla sua amante, ed è un messaggio decisamente a luci rosse! E così Catone, invece di sventare un complotto, ci fa una bella figura di emme, anzi! doppia figura di emme visto che Servilia, l’amante di Giulio Cesare, è anche la sorella di Catone…

PS
sia detto per inciso, Servilia oltre che amante di Cesare era anche la mamma di quel Bruto che qualche tempo dopo pugnalò Cesare, ma questa è un’altra storia…

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nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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