Quattro funerali e un matrimonio (e non è un film)

amadeo_of_savoy_with_his_first_wifeIl matrimonio tra il figlio cadetto di Vittorio Emanuele II, Amedeo di Savoia (1845-1890) e la nobildonna Maria Vittoria dal Pozzo Della Cisterna (1846-1876) fu uno di quei matrimoni che è difficile dimenticare.

Giovedì 30 maggio 1867: mentre nel palazzo di famiglia la sposa si sta preparando all’evento nella sua camera, in una delle stanze accanto una delle damigelle, profondamente commossa, si mette una corda al collo e si impicca a un lampadario. Bel casino. E ora che si fa? Non si può rimandare il matrimonio:  avvertiti dell’inevitabile ritardo il principe futuro sposo e il re futuro suocero,  in casa Pozzo Della Cisterna i preparativi nuziali riprendono, magari con un po’ di entusiasmo in meno, ma riprendono.

Finalmente la sposa è pronta, ma quando sta per salire nella carrozza per recarsi a Palazzo Reale,  dove si tiene la cerimonia, il colonnello che comanda il reparto di cavalleria che deve fare da scorta d’onore alla sposa, e che aveva aspettato per un bel po’ di tempo sotto il sole bello a cavallo tirato a lucido con la spada sguainata, ops!, fa un colpo e cade giù da cavallo morto stecchito. E fa due.

A questo punto, di fronte a quello che già si presenta come il più tragico matrimonio della storia, chi ci sta peggio è il maggiordomo dei Pozzo Della Cisterna, che è anche il maestro di cerimonia e quindi  responsabile del buon andamento delle cose. Non sarà neanche colpa sua, ma il tizio ci sta proprio male male male, tanto che gli viene in mente il vecchio adagio “se non puoi combatterli unisciti a loro“, prende una pistola e si apre un ottavo buco in testa. E siamo a tre.

Alla fine il corteo della sposa parte, probabilmente meno festoso del previsto e arriva a Palazzo Reale dove i due colombi (sì, fatto strano per l’epoca e il rango ma quello fu un matrimonio d’amore e non concordato tra le famiglie) convolano a giuste nozze (con rito civile: Pio IX aveva scomunicato i Savoia). Durante la cerimonia uno dei testimoni ha un infarto e lo portano via ma niente paura, questo non muore, almeno non subito: morirà solo qualche giorno dopo, non lo contiamo.

Dopo il fatidico sì, ci si deve spostare a Stupinigi per il pranzo di nozze e visto che tra una cosa e l’altra s’è fatto tardi bisogna anche muoversi. Il Conte di Castiglione (sì sì, proprio il cornuto la cui moglie donò il sedere alla Patria!), si mette a far da scorta alla carrozza degli sposi ma com’è come non è, vuoi per la fretta, vuoi per il casino, il Conte cade da cavallo, finisce sotto le ruote della carrozza reale e ci lascia le penne. Ecco, adesso ci siamo: quattro.

Poi si potrebbe anche aggiungere che un capostazione finì sotto le ruote del treno che portava la felice coppia in luna di miele, ma è come per il testimone, la morte non avvenne durante il matrimonio -e quindi non contiamo neanche questo…

Immagine da Wikipedia Commons

Annunci

Informazioni su achedes

nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
Questa voce è stata pubblicata in Non è ver che sia la morte..., Storia e storiacce e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...