Le fesserie dell’Ultimo Faraone

L’Ultimo Faraone era il soprannome attribuito a Saparmurat Atayevich Niyazov (1940-2006), dittatore del Turkmenistan dal 1992 fino alla morte, anche se lui si era autoproclamato Turkmenbashi (Padre e Guida di tutti i turkmeni).  Le  stramberie di questo tipetto sono tali che, nonostante sia stato uno tra i despoti più autoritari e repressivi dei nostri giorni, confermano che spesso -mooolto spesso- dittatori e idiozia vanno a braccetto.

Nel 1992 venne eletto presidente del Turkmenistan (bella forza: il suo partito era l’unico riconosciuto dalla legge e lui era l’unico candidato) e subito diede il via ad un culto della personalità tra i più inquietanti -e ridicoli- di tutti i tempi. 

A parte il suo libro sacro, il Ruhnama, di cui ho già avuto occasione di parlare e che basterebbe da solo ad iscrivere il personaggio nell’albo d’oro dei Fessi, non appena “eletto” incominciò col riempire il paese di propri ritratti su grandi cartelli in tutte le città e paese, forse proprio non in tutte le strade ma in tutte le piazze sì e ovviamente in tutti gli uffici ed edifici pubblici (e fin qua niente di strano, questa forma di diarrea iconografica è nel DNA dei dittatori) e visto che evidentemente il termine Turkmenbashi gli era piaciuto, prese a robattezzare Turkmenbashi non solo vie, piazze, edifici pubblici, scuole, ecc., ma anche intere città, aeroporti, e pure un meteorite, che ci sta sempre bene.

Turkmenbashi venne chiamato anche il mese di gennaio, mentre febbraio venne chiamato Baydak (significa bandiera: il 19 febbraio in Turkmenistan è la festa della bandiera ed è anche, che caso! la data di nascita di Niyazov) ; aprile diventò Gurbansoltan (il nome della madre di Niyazov), settembre diventò Ruhnama (il libro di Niyazov), dicembre diventò Bitaraplyk (significa neutralità, uno dei cardini della politica di Niyazov) e agli altri mesi diede il nome di poeti ed eroi mitici graditi al presidente.

Ziyanov eliotropico

l’Arco della Neutralità ad Ashgabt con sopra lo Niyazov girasole

Negli anni successivi al suo insediamento gli enormi cartelloni col ritratto di Niyazov non bastarono più: il suo faccione fu messo su tutte le banconote e tutte le monete e incominciarono a spuntare nelle città grandi statue dorate sia del dittatore che di sua madre Gurbansoltan (le statue di quest’ultima sempre contornata da un’aura celestiale) . Tra queste follie va ricordata soprattutto la statua placcata in oro nella capitale Ashgabat: piazzata sopra l’ Arco della Neutralità a 75 metri di altezza, ogni giorno la statua girava lentamente di 360 gradi, seguendo la rotazione del sole, come un girasole o un altra pianta eliotropica, anzi meglio perché questa statua continuava a girare anche di notte (ben illuminata, s’intende).

Un’altra cosa che i dittatori hanno nel DNA è inventarsi leggi o norme a proprio piacimento, più o meno assurde e senza reali motivazioni, semplicemente perché al dittatore gli gira così. Anche in questo Niyazov non si tira indietro, ecco un elenco (non esaustivo) di illuminate disposizioni imposte in Turkestan durante il suo potere (da leggere guardando ogni tanto la figura del Padre e Guida di tutti i Turkmeni):

  • Vietato ai giovani portare barba e capelli lunghi
  • Vietati il balletto, l’opera lirica e il circo perché considerati inutili e non facenti parte della cultura turkmena
  • Ritiro di tutte le patenti di guida e riconsegna solo dopo il superamento di un esame di moralità
  • 266b90940e02f0f4e62589e9a3bf703fObbligo per i medici di non effettuare più il Giuramento di Ippocrate ma di giurare sul Presidente (cioè su lui stesso)
  • Siccome la storia del giuramento non bastava, ha anche licenziato i medici e i dottori e li ha sostituiti con soldati di leva
  • Vietati i videogiochi
  • Ha ordinato la costruzione di un palazzo del ghiaccio in mezzo al deserto perché anche quelli che vivevano nel deserto potessero imparare a pattinare
  • Vietato a presentatori e presentatrici televisivi di truccarsi perché faceva fatica a distinguere maschi da femmine
  • Chiusura di tutti gli ospedali tranne quelli della capitale: i malati potevano andare ad Ashgabat a farsi curare
  • Chiusura delle biblioteche: perché la gente non legge e poi bastano Corano e Ruhnama
  • Vietata la parola “pane“, sostituita con il temine “Gurbansoltan” (nome di battesimo della madre)
  • Vietati i cani nella capitale perché avevano un cattivo odore
  • Vietate le autoradio
  • Vietato muovere a tempo le labbra durante i concerti
  • Vietato registrare musica alle feste nazionali, alle trasmissioni radiotelevisive, e a tutte le manifestazioni culturali organizzate dallo stato perché l’utilizzo di musica registrata ha un effetto negativo sullo sviluppo delle arti musicali
  • Vietato masticare tabacco su tutto il territorio turkmeno
  • Vietato guidare automobili con guida a destra convertite per la guida a sinistra perché causano incidenti
  • Obbligo per i dipendenti pubblici di smettere di fumare (il salutismo non c’entra, era solo che lui aveva dovuto smettere dopo un intervento chirurgico)

Ci sarebbero tante altre stupidaggini da raccontare, tra cui quella volta in cui in un discorso ai giovani consigliò loro di lasciare perdere le cure dentarie e di mettersi invece a rosicchiare ossa per rafforzare i denti. Il motivo? lui aveva visto cuccioli di cane fare così…

 

 

Immagine da Wikipedia Commons

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Informazioni su achedes

nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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2 risposte a Le fesserie dell’Ultimo Faraone

  1. Parliamone ha detto:

    Dai, non ci credo. Come è possibile che questo sia potuto accadere alla fine degli anni novanta del secolo scorso? È proprio vero che per fare una rivoluzione bisogna fare un grande lavoro sulle coscienze, come testimoniano alcune rivoluzioni riuscite (es. Ghandi).

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    • achedes ha detto:

      Hai proprio ragione, le rivoluzioni vere devono partire da un lavoro sulle coscienze, così come l’evoluzione non può essere collettiva ma individuale (e lo dico un po’ a malincuore, visto come la pensavo una volta). Quando l’individuo delega in toto a qualche uomo forte il cambiamento, affida il suo futuro a personaggi che poi il più delle volte si rivelano degli squilibrati più o meno pericolosi e le “rivoluzioni” non diventano altro che un cambio del potere, per lo più in peggio. Namaste
      PS – Niyazov era proprio così, se fai una ricerca tipo “Niyazov cult of personality” trovi tutta una letturatura in merito, ma basta andare su Wikipedia e già basta e avanza…

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