Lilì Marlene nello zaino

Franz Tschakert and his “Woman of Glass” in the 1930s.Qui a fianco la foto della celebre “donna di vetro” esposta al German Hygiene Museum nel 1935. Accanto a lei il suo creatore, Franz Tschakert: fu a lui che qualche anno dopo Himmler affidò la costruzione di… bambole del sesso gonfiabili.

È il 1940 e il capo delle SS Heinrich Himmler scrive a Hitler avvertendolo del rischio di contagio di veneree per i soldati tedeschi: “Il più grande pericolo a Parigi è la presenza diffusa e senza controllo di puttane, che raccolgono clienti nei bar, nelle sale da ballo e in altri luoghi. […] È nostro dovere impedire ai soldati di rischiare la salute solo per una rapida avventura.” Hitler fu d’accordo con Himmler e allora partì in gran segreto il “Progetto  Borghild” che prevedeva la costruzione di bambole del sesso da dare ai militari tedeschi in Francia per evitare il contatto con donne francesi. La costruzione di queste bambole venne affidata a Franz Tschakert, che si mise al lavoro per creare un prototipo di queste bambole.

Non fu un’impresa facile: mentre per la materia da utilizzare non c’erano problemi (si sarebbe utilizzato una tipo di silicone che si poteva gonfiare ed era inseribile in uno zaino), ben più difficile era individuare un modello sessuale arrapante per un soldato del Reich, un modello che suscitasse eccitazione tanto da preferirlo alle donne in carne e ossa. In un primo tempo la squadra di Tschakert pensò di utilizzare le fattezze di Kathe von Nagy, un’attrice ungherese che all’epoca era un sex-symbol in Germania, ma questa rispose picche. Si pensò allora di lasciare “in bianco” il viso, così che  il soldato potesse fantasticare a suo gradimento, ma poiché queste fantasie avrebbero potuto causare una nostalgia per la moglie o la fidanzata lontana e di conseguenza minare lo spirito guerriero, quest’idea venne cassata.

Dopo studi accurati e vari test psicologici, ci si concentro su un modello simile a quello delle foto a fianco. Di dimensione ridotta, circa la metà di una donna reale, con occhi azzurri e capelli biondi (ovviamente), la figura appare slanciata e muscolosa,  quasi androgina, e anche i capelli erano stati mantenuti corti per ricordare che, per quanto fatte di silicone,queste bambole erano destinate alla forza combattente, dovevano essere considerate uno strumento di guerra e non un  semplice giocattolo sessuale.

Dopo numerosi test Himmler ordinò 50 bambole per le sue truppe che vennero messe in produzione a Dresda, ma nel 1942 vennero tagliati i fondi e le alte sfere naziste (tra cui Himmler) bloccarono il progetto, un po’ perché i soldati tedeschi, ligi sì all’obbedienza ma fino a un certo punto, si rifiutarono di portare con sé le bambole “consolatrici”, un po’ perché si temeva la derisione e lo scherno degli alleati se avessero ritrovato oggetti di questo genere negli zaini dei soldati fatti prigionieri.

In seguito le forze americane e britanniche  durante i loro raid aerei a Dresda distrussero anche la fabbrica delle bambole e non è più reperibile alcun modello del progetto originale -o forse sì, ma questa è un’altra storia e la vedremo un’altra volta.

 

 

 

 

 

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nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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