Valle di San Valentino (Marche) – I fiori dell’amore

Avviso al lettore:
a) questa roba non è vera, è inventata del tutto e
b) non è neanche nuova, ma mi piaceva riproporla per San Valentino. Auguri a tutti gli innamorati!

La valle di san Valentino si trova ai piedi dell’appennino umbro-marchigiano, tra il monte Cuoricino e il monte Bacino ed è un luogo veramente bellissimo, con prati verdissimi lungo dolci pendii in mezzo ai quali scorrono placidi torrentelli che formano cascatelle e laghetti, con boschetti ombrosi e profumati che offrono ombra e frescura, insomma un luogo delizioso, incantato, sul quale aleggia ancora la storia d’amore di Lucinda e Lovello.

Era Lucinda la giovane e bella moglie di Giovanardo Acquamorta, un rozzo signorotto molto più vecchio della sposa, mentre Lovello era un soldato di ventura che stanco di guerre se ne stava tornando a casa.  I due si incontrarono nel cortile del palazzo del marito e fu amore a prima vista. Fuggirono di notte con l’intenzione di arrivare ad Ancona ed imbarcarsi verso lidi remoti ma, attraversando la valle di San Valentino, caddero vittime dell’incanto del posto e si fermarono per fare all’amore. Questo ritardo fu loro fatale: vennero sorpresi dagli sgherri del Giovanardo e uccisi mentre erano abbracciati l’uno all’altra. Gli ordini del Giovanardo erano di lasciarli là a essere sbranati dai lupi ma la leggenda vuole che dal loro sangue sbocciassero subito migliaia e migliaia di margherite che ricoprirono completamente i corpi dei due amanti.

Questa la leggenda, e si può capire come siano moltissime le coppie di giovani che vanno a giurarsi eterno amore su quello che fu l’incantevole ma tragico scenario della storia d’amore  di Lucinda e Lovello. Ma c’è un altro motivo che spinge gli innamorati verso questa valle, e qui la leggenda non c’entra, si tratta piuttosto di una curiosità -o di un mistero, se si preferisce- di carattere scientifico, oggetto di verifiche e studi da botanici di tutto il mondo che però non hanno mai saputo fornire spiegazioni valide a riguardo: tutte le margherite che sbocciano nella valle di San Valentino hanno i petali dispari.

immagine: La belle dame sans mercy, dy J.W. Waterhouse, 1893

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Morte virile di un presidente fesso

president-harrisonWilliam Henry Harrison (1773-1841) fu il 9° presidente degli Stati Uniti, e il suo fu il più breve mandato della storia (la storia degli USA: il record assoluto di presidenza più breve spetta a Lascuráin Paredes, che ricoprì la carica di Presidente del Messico per ben 45 minuti!).

Harrison iniziò come militare, e pare fosse uno in gamba, però a 25 anni, quando s’era già fatto un certo nome, mollò l’esercito e si imbarcò in politica. Delegato per i territori del Nord-Ovest prima, poi senatore, ambasciatore in  Colombia e alla fine la scalata alla Presidenza. La sua fu una campagna elettorale tutta aria fritta e Continua a leggere

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Il breve volo del Mariner 1

atlas_agena_with_mariner_1La storia della conquista dello spazio è una storia di progresso scientifico e tecnologico, di coraggio, ricerca, tenacia e… fesserie, perché non c’è nessuna attività dell’uomo, complessa o elementare che sia, immune dalla perniciosa categoria dei Fessi.

Abbiamo già visto com’è andata nel 1999 col satellite marziano Lockheed/NASA, adesso andiamo nel 1962, esattamente il 22 luglio, quando viene lanciata da Cape Canaveral, montata su un razzo Atlas-Agena (senza uomini a bordo), la sonda Mariner 1 verso il pianeta Venere .

Alla partenza un’antenna si rompe e non è più possibile il comando da terra; si passa allora al pilota automatico di bordo, ma il software del razzo non funziona e il razzo se ne va per i fatti suoi, rischiando di schiantarsi chissà dove. Si decide allora di abbatterlo con un missile terra-aria: questo non sbaglia e razzo e sonda vengono distrutti. Fine della spedizione del Mariner 1. Il problema del software? Qualcuno nel trascrivere i dati dalla carta scritta al computer si era dimenticato un trattino in una equazione, un piccolo patetico trattino come questo , e tutti i calcoli erano completamente sfasati. Non erano invece sbagliati i calcoli del costo complessivo della spedizione: 18,5 milioni di dollari (dell’epoca).

 

Immagine da Wikipedia Commons

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Il libro sacro del dittatore

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Fino al 2006 (poi non so bene)  il libro più diffuso in tutto il Turkmenistan era il Ruhnama, traducibile come Libro dell’anima, ed il suo incredibile successo è dovuto soprattutto al fatto che l’autore era Saparmurat Atayevich Niyazov (1940-2006),  salito al potere nel 1992 in seguito ad elezioni *regolari* in cui l’unico partito consentito dalla legge era il suo e l’unico candidato era lui.

Il Ruhnama è un pastrocchio filosofico-morale in due volumi in cui Niyazov spiega Continua a leggere

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Una presidenza da record

440px-pedro_lascurainPedro José Domingo de la Calzada Manuel María Lascuráin Paredes (1856-1952) oltre che per la lunghezza del nome viene ricordato per essere stato il 34° Presidente del Messico, una presidenza che passò meritatamente alla storia.

Siamo nel 1913  e il generale Victoriano Huerta si sta dedicando ad una attività all’epoca molto praticata in Messico: il colpo di stato. Vista l’arietta che tira, il presidente in carica Francisco Madero il 19 febbraio nel tentativo di salvare la pelle firma le sue dimissioni e come previsto dalla legge viene nominato come suo successore il Ministro degli Esteri in carica, appunto Pedro José Domingo ecc. Sono le 17.15.

Appena nominato, senza perdere tempo, Lascuráin Paredes scrive e firma il primo (e ultimo) atto ufficiale della sua presidenza: un decreto che nomina Secretario de Gobernacion (una specie di ministro degli interni con ampi poteri) il generale Huerta, e subito dopo firma le sue dimissioni anche lui. Sono le ore 18.00, durata totale della 34ma presidenza del Messico: 45 minuti. È record!!!

 

Immagine da Wikipedia Commons

 

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Il pizzino di Giulio Cesare

gaius_iulius_caesar_vatican_museumDi Giulio Cesare (100-44 a.c.) si può dire tutto ma non che non fosse un furbastro di prima categoria, e non si sa se la storia di questo pizzino sia stata realmente una casualità oppure se Cesare se l’è costruita ad arte (probabile la seconda).

Siamo nel 63 a.c., a Roma in Senato si discute del complotto di Catilina, c’è maretta e volano parole grosse. Ad un certo punto arriva un messo che consegna a Cesare una tavoletta cerata al che Catone Uticense, sospettando un messaggio da parte dei congiurati, salta su e intima a Giulio Cesare di leggere ad alta voce quello che c’è scritto. Il futuro imperatore sta zitto e passa direttamente il messaggio a Catone che legge, diventa rosso e tira rabbioso la tavoletta addosso a Cesare -che ghigna con soddisfazione: non si tratta di un pizzino di congiurati, Catilina e compari non c’entrano, non c’è niente di disdicevole. Mmmm… diciamo quasi niente di disdicevole: si tratta di un messaggio inviato a Cesare dalla sua amante, ed è un messaggio decisamente a luci rosse! E così Catone, invece di sventare un complotto, ci fa una bella figura di emme, anzi! doppia figura di emme visto che Servilia, l’amante di Giulio Cesare, è anche la sorella di Catone…

PS
sia detto per inciso, Servilia oltre che amante di Cesare era anche la mamma di quel Bruto che qualche tempo dopo pugnalò Cesare, ma questa è un’altra storia…

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Tra storia e leggenda: la Bibbia del Diavolo

foto del 1906

Pare strano, ma anche per fare i bibliotecari in certi casi ci vogliono i muscoli. Quello che vedete a fianco è il Codex Gigas, meglio noto come “Bibbia del Diavolo“, il manoscritto(1) più grande del mondo, portato in Svezia come bottino di guerra dalla Boemia alla fine della Guerra dei Trent’anni e oggi conservato presso la Biblioteca Nazionale di Stoccolma. Bibliotecari coi muscoli perché per spostarlo ci vogliono due persone viste le dimensioni: circa 75 kg. di peso, 90 cm. di altezza per 50 di larghezza, 22 cm. di spessore -e per le 320 pagine in pergamena ci sono volute le pelli di oltre 160 animali.

Sono tante le stranezze di questo libro, a partire dalla storia del suo (presunto autore), Ermanno il Recluso. Continua a leggere

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1932: la Grande Guerra degli Emù

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Anno 1932, contea di Murchinson, Australia Occidentale. Migliaia di emù selvatici, uccelli  notevoli sia come stazza che come appetito,  battono il territorio in cerca di acqua e cibo, e alla fine trovano quello che cercano -purtroppo a spese degli agricoltori locali che vedono i loro raccolti sparire nel capace stomaco dei pennuti. Le tradizionali difese di filo spinato messe contro conigli e altri animali non  servono contro gli emù, i danni sono notevoli e i contadini si rivolgono allora al  governo per avere un risarcimento, ma quattrini non ce ne sono, e il governo preferisce, nella persona del Ministro della Difesa, sir George Pearce (1870-1952) dichiarare guerra agli emù.

Le operazioni belliche, affidate al maggiore G.P.W. Meredith della 7. batteria pesante della Royal Australian Artillery, Continua a leggere

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Des Moines, Iowa: un nome, una storiaccia

pere_marquetteNegli Stati Uniti i nomi di località che prendono nome dalle tribù indiane originarie sono una cosa più che comune, e la capitale dello Iowa, Des Moines, rientra in questi casi. Infatti, a dispetto di quanto riportato in varie fonti, più o meno attendibili, Des Moines, non significa “dei monaci” come suggerisce la traduzione dal francese e gli storici seri fanno risalire l’origine del nome a Moingoana o Moingona, una tribù indiana che viveva nella zona.  Un caso come tanti? sì e no, perché una recente scoperta linguistica l’hanno resa particolare, decisamente unica, e la storia di questo nome merita di essere raccontata. Continua a leggere

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L’eroica graffetta di Johan Vaaler

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Johan Vaaler

Se ci fosse un premio all’inventore dell’acqua calda, un buon candidato sarebbe il norvegese Johan Vaaler (1866-1910),  impiegato dell’Ufficio Brevetti di Oslo, che un bel giorno inventò la graffetta per i fogli di carta e la brevettò (meglio: se la brevettò, visto il lavoro che faceva…). Peccato che le graffette per fogli esistessero già dal 1870 (o giù di lì),  prodotte e vendute dalla ditta inglese Gem Manufacturing Company -che però non aveva mai pensato a brevettare il suo prodotto.

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la graffetta di Vaaler

Non era quindi una vera invenzione ma bisogna tener conto del fatto che le graffette inglesi non erano ancora conosciute in Norvegia, quindi onore comunque a herre Vaaler, la cui creazione fra l’altro è un po’ diversa dalle graffette prodotte dalla Gem (che sono pressoché identiche a quelle che usiamo anche noi oggi), è più squadrata e, per certi versi, un po’ più scomoda.

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il monumento alla graffetta al BI College di Oslo

In ogni caso, in Norvegia, durante la seconda guerra mondiale, la graffetta di Vaaler ebbe un rilievo importante che nessun’altra graffetta ha mai avuto: durante l’occupazione tedesca ai norvegesi venne proibito di portare distintivi con le iniziali del re o altri simboli nazionali e allora per indicare il proprio patriottismo molti portavano proprio la graffetta all’occhiello, un po’ perché era comunque un orgoglio nazionale un po’ perché il termine norvegese per la graffetta era binder, che significa anche “lega”, “unione” e quando i tedeschi sgamarono la questione, portare una graffetta divenne un motivo sufficiente per finire in galera.

La graffetta passò alla storia come un simbolo di solidarietà e opposizione agli occupanti tedeschi, e si meritò pure un monumento a Oslo. Peccato solo che il monumento raffiguri una graffetta Gem e non quella di Vaaler…

 

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