Mary l’assassina sul patibolo

l’ *esecuzione* di Mary

Mary l’Assassina, Murderous Mary,  ammazzò un uomo e per questo venne poi “giustiziata”. Niente di particolare, se non fosse che questa Mary era una elefantessa asiatica di 5 tonnellate dello Sparks World Famous Shows Circus. Questo circo l’11  settembre del 1916 si trovava a Kingsport, nel Tennessee, e aveva assunto come ammaestratore di elefanti un tizio del posto di nome Red Eldrige -un fessacchiotto che non aveva nessuna esperienza in merito e che probabilmente non aveva mai visto prima un elefante in vita sua. Continua a leggere

Pubblicato in Storia e storiacce | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Morte barbosa del Capitano Steininger

Braunau_am_Inn_003

statua di Hans Steininger davanti al Municipio di Braunau

Se passate per Brunau am Inn, in Austria, potete vedere diverse rappresentazioni (statue ed altro) del suo personaggio più celebre, Hans Steininger (?-1567) Capitano della Città passato alla storia unicamente per la sua lunga barba (183 cm.!) che fu anche la causa della sua morte, durante  l’incendio del 15 settembre 1597. Probabilmente vi immaginate la barba che prende fuoco, ma non andò così.

Una barba del genere è un ingombro anche solo per camminare, e Steininger abitualmente se la arrotolava e la sistemava in una saccoccia di cuoio appesa all’abito. Però, quando scoppia un incendio non c’è tempo di star là ad arrotolare barbe, si parte di gambe e via! Che poi è quello che fece il nostro, solo che scendendo di corsa le scale ci inciampò sopra e cadde rompendosi l’osso del collo. La famiglia tagliò la barba e la conservò come una reliquia e in seguito venne donata alla città: è tuttora conservata nel Herzogsburg Bezirksmuseum, e dopo 450 anni la sua bella figura la fa ancora.

 

 

Immagine da Wikipedia Commons

 

 

Pubblicato in Non è ver che sia la morte..., Storia e storiacce | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Il kimono maledetto

furisode fire

l’incendio del furisode clicca per ingrandire)

Qual’è stata la maledizione più fetente della storia? Tutankhamon? Pfui. Il  diamante Hope? Bah. Pinzillacchere, robetta,  in confronto alla Maledizione del kimono di Edo.

È il 2 marzo del 1657, in un tempio di Edo (come si chiamava allora Tokio) un prete si trova a dover praticare un rito di purificazione su un kimono considerato maledetto che era stato posseduto da tre ragazze, una dopo l’altra, tutte e tre  morte prima di indossarlo. Niente di particolare come rito: si dà fuoco al kimono, si recita qualche formula e oplà, lo spirito malvagio che infesta il kimono se ne va.

Però: o il prete non se la cavava tanto bene con gli esorcismi oppure il demone era uno di quelli tosti, fatto sta che quando il prete dà fuoco al kimono,  si alza d’improvviso un forte colpo di vento che fa volar via il kimono in fiamme che va ad appiccare il fuoco al tempio (che ovviamente è in legno e carta -come quasi tutti gli edifici della città). Mentre il tempio brucia, arriva da nordovest un uragano che porta subito l’incendio al resto della città: passato alla storia come Incendio di Meireki (dal nome della dinastia regnante) o Incendio del Furisode (1) durò tre giorni distruggendo il 60/70 % della capitale e causando la morte di circa 100.000 persone. Fuun.

(1) il termine kimono all’epoca stava ad indicare un qualsiasi tipo di abito; il furisode era/è un tipo di kimono formale, da usare in occasioni particolari, fatto di seta pregiata e a disegni con colori vivaci; lo portavano le donne in età da marito e si caratterizzava per le larghe maniche lunghe più di un metro (letteralmente furisode significa maniche svolazzanti)

immagine da Wikipedia Commons

 

 

Pubblicato in Storia e storiacce | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Morte stupida della regina Sunanda

queen_sunandha_of_siamQuando si parla di morti stupide, non si parla solo di quei fessi che ci lasciano le penne a causa della propria stupidità, si parla anche di morti causate da leggi stupide, dogmi stupidi, usanze e consuetudini stupide. In questa seconda casistica rientra la storia di Sunanda Kumariratana (1860-1880), sposa di Chulalongkorn (Rama V), re del Siam (attuale Thailandia).

La regina era a bordo di un battello diretto al Palazzo d’Estate quando il natante si rovesciò, e Sunanda finì in acqua. C’erano molte altre persone in altre barche e sulla sponda che avrebbe potuto intervenire e trarre in salvo lei e la figlia che aveva con sé invece nessuno si mosse: nel Siam del 19. secolo ai comuni mortali era assolutamente vietato toccare la regina, e la pena per i trasgressori era la morte, applicata in modo rigoroso senza sconti di nessun genere, nemmeno se l’azione fosse stata compiuta per salvarle la vita. Così la regina Sunanda, che non aveva ancora 20 anni, finì annegata assieme alla figlia.

Il regale consorte fece poi erigere un monumento in memoria della sposa nel Palazzo d’Estate, ma non cambiò la legge. Chissà se almeno rese obbligatori i salvagente per i membri della famiglia reale…

 

Immagine da Wikipedia Commons

Pubblicato in Non è ver che sia la morte..., Storia e storiacce | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Le fesserie dell’Ultimo Faraone

L’Ultimo Faraone era il soprannome attribuito a Saparmurat Atayevich Niyazov (1940-2006), dittatore del Turkmenistan dal 1992 fino alla morte, anche se lui si era autoproclamato Turkmenbashi (Padre e Guida di tutti i turkmeni).  Le  stramberie di questo tipetto sono tali che, nonostante sia stato uno tra i despoti più autoritari e repressivi dei nostri giorni, confermano che spesso -mooolto spesso- dittatori e idiozia vanno a braccetto.

Nel 1992 venne eletto presidente del Turkmenistan (bella forza: il suo partito era l’unico riconosciuto dalla legge e lui era l’unico candidato) e subito diede il via ad un culto della personalità tra i più inquietanti -e ridicoli- di tutti i tempi.  Continua a leggere

Pubblicato in Storia e storiacce | Contrassegnato , , , , , , , , | 2 commenti

Quattro funerali e un matrimonio (e non è un film)

amadeo_of_savoy_with_his_first_wifeIl matrimonio tra il figlio cadetto di Vittorio Emanuele II, Amedeo di Savoia (1845-1890) e la nobildonna Maria Vittoria dal Pozzo Della Cisterna (1846-1876) fu uno di quei matrimoni che è difficile dimenticare.

Giovedì 30 maggio 1867: mentre nel palazzo di famiglia la sposa si sta preparando all’evento nella sua camera, in una delle stanze accanto una delle damigelle, profondamente commossa, si mette una corda al collo e si impicca a un lampadario. Bel casino. E ora che si fa? Non si può rimandare il matrimonio:  avvertiti dell’inevitabile ritardo il principe futuro sposo e il re futuro suocero,  in casa Pozzo Della Cisterna i preparativi nuziali riprendono, magari con un po’ di entusiasmo in meno, ma riprendono. Continua a leggere

Pubblicato in Non è ver che sia la morte..., Storia e storiacce | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Pony Express assumesi

427px-pony_expressadvertIl Pony Express (quello originale, a cavallo e non su scooter) ricorda un’epoca mitica e romantica del West: un cavaliere solitario che galoppa per gli USA al di fuori di sentieri e piste battute, per monti, deserti e praterie, sfidando freddo, pioggia, neve, banditi, indiani, coyote…Fu un servizio di posta eccezionale: inaugurato nell’aprile 1860, collegava St. Joseph (Missouri) a Sacramento (California)  e rese possibile far viaggiare una lettera coast to coast in soli 10 giorni, mentre prima i tempi erano molto più lunghi, perché la posta viaggiava sulle diligenze di linea.

Era un servizio veloce però per niente economico, da utilizzare solo per comunicazioni importanti e urgenti, anche perché gli uomini del Pony Express erano ben pagati e leggendo il manifesto di reclutamento si capisce perché: “Cercasi tipi giovani, magri, duri come il ferro, di 18 anni al massimo. Devono essere abili cavallerizzi e aver voglia di rischiare la vita ogni giorno. Meglio se orfani. Paga di 25 dollari a settimana. Rivolgersi alle scuderie Pony Express di St. Joseph, Missouri”. Come si può intuire, chi si presentava doveva avere degli attributi notevoli, soprattutto per quel “meglio se orfani” che è tutto un programma!

Non meraviglia quindi che il Pony Express sia stato glorificato nella storia del West e commemorato con monumenti, manifesti, libri, medaglie, francobolli. La sua epopea però  durò poco: la compagnia chiuse i battenti dopo poco più di un anno e mezzo di attività, nell’ottobre 1861, con un passivo di circa mezzo milione di dollari (dell’epoca). Che cos’era successo? Il signor Morse aveva completato la linea telegrafica transcontinentale…

 

Immagine da Wikipedia Commons

Pubblicato in Storia e storiacce | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

il figlio portasfiga di Lincoln

220px-robert_todd_lincoln_brady-handy_bw_photo_portrait_ca1870-1880-edit1Robert Todd Lincoln (1843-1926) , figlio primogenito di Abraham Lincoln, fu anch’esso un politico statunitense ma non passò alla storia per questo (in realtà non è che fece granché…), bensì per il fatto di essere stato sulla scena della morte per assassinio non di uno, non di due bensì di tre presidenti USA! Andiamo con ordine:

  • 4 aprile 1865: non è presente quando Booth spara al babbo ma arriva immeditamente dopo e fa in tempo ad assisterlo sul letto di morte. E uno.
  • 2 luglio 1881: il presidente Garfield invita Robert Lincoln a raggiungerlo alla stazione della VI strada a Washington; Robert arriva e fa in tempo a vedere Charles Guiteau che spara e ammazza Garfield. E due.
  • 6 settembre 1901: il presidente McKinley lo invita a Buffalo per la Pan-American Exposition e lui è nella stanza accanto quando Leon Czolgosz spara a McKinley nel tentativo -riuscito- di farlo fuori. E tre.

Se la serie finisce qui, probabilmente è perché lo stesso Robert Lincoln riconobbe di essere uno iettatore e un portapegola di prima categoria: rifiutando un invito da parte di un altro  presidente USA (non so dire il nome di questo temerario) , ebbe a dire: “No, non ci vado, e farebbero meglio a non chiedermelo,  perché quando sono presente io c’è una specie di cattiva stella per i presidenti…”.

 

Immagine da Wikipedia Commons

Pubblicato in Storia e storiacce | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento

Il mistero del papiro e del falegname

papiroLo confesso, a me i misteri d’Egitto appassionano: le piramidi, la sfinge, lo zed, i papiri… soprattutto i papiri, che nascondono segreti a cui solo gli iniziati possono accedere!(1)  Ma… siamo proprio sicuri che sia così?

Nel suo libro 101 curiosités historiques cocasses et stupéfiantes pour avoir quelque chose à raconter en toutes circonstances, Bruno Léandri  cita un papiro vecchio di tremila anni conservato al Louvre (il Louvre ha fatto tradurre da esperti glottologi i suoi geroglifici e i fogli con la tradizione sono appesi sotto ogni bacheca). Questo papiro non è un testo esoterico, non è stato scritto né da sacerdoti né dagli scribi del Faraone, è un tizio qualunque che scrive ad un falegname:

“… Sono ormai diversi mesi che vi ho ordinato 4 finestre per la mia casa, e nonostante le vostre promesse non me le avete ancora portate. Sta arrivando la stagione delle piogge e io devo ospitare mia figlia e suo marito a casa mia. Incomincio ad averne abbastanza e se non rispettate i vostri impegni il più in fretta possibile, mi rivolgerò a qualcun altro…”

Nessun mistero, quindi? E come no! Anche qui un mistero c’è: a questo disgraziato gli hanno fatto poi le finestre oppure è come l’elettricista tanto onesto e tanto bravo che ogni settimana al telefono mi garantisce che viene martedì e sono mesi che non lo vedo?

(1) tanto appassionato che tempo fa, non fidandomi di quello che leggevo nei libri ufficiali, mi misi in testa di tradurmi da solo i geroglifici egizi. Va bene, va bene, concordo con voi: sono un fesso, però in realtà capire i geroglifici, leggerli per conto proprio, è meno difficile di quanto si possa credere. Ci sono diversi manuali, tutti buoni, e se cercate qualcosa in rete, potete cominciare da qui

Pubblicato in Storia e storiacce | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Valle di San Valentino (Marche) – I fiori dell’amore

Avviso al lettore:
a) questa roba non è vera, è inventata del tutto e
b) non è neanche nuova, ma mi piaceva riproporla per San Valentino. Auguri a tutti gli innamorati!

La valle di san Valentino si trova ai piedi dell’appennino umbro-marchigiano, tra il monte Cuoricino e il monte Bacino ed è un luogo veramente bellissimo, con prati verdissimi lungo dolci pendii in mezzo ai quali scorrono placidi torrentelli che formano cascatelle e laghetti, con boschetti ombrosi e profumati che offrono ombra e frescura, insomma un luogo delizioso, incantato, sul quale aleggia ancora la storia d’amore di Lucinda e Lovello.

Era Lucinda la giovane e bella moglie di Giovanardo Acquamorta, un rozzo signorotto molto più vecchio della sposa, mentre Lovello era un soldato di ventura che stanco di guerre se ne stava tornando a casa.  I due si incontrarono nel cortile del palazzo del marito e fu amore a prima vista. Fuggirono di notte con l’intenzione di arrivare ad Ancona ed imbarcarsi verso lidi remoti ma, attraversando la valle di San Valentino, caddero vittime dell’incanto del posto e si fermarono per fare all’amore. Questo ritardo fu loro fatale: vennero sorpresi dagli sgherri del Giovanardo e uccisi mentre erano abbracciati l’uno all’altra. Gli ordini del Giovanardo erano di lasciarli là a essere sbranati dai lupi ma la leggenda vuole che dal loro sangue sbocciassero subito migliaia e migliaia di margherite che ricoprirono completamente i corpi dei due amanti.

Questa la leggenda, e si può capire come siano moltissime le coppie di giovani che vanno a giurarsi eterno amore su quello che fu l’incantevole ma tragico scenario della storia d’amore  di Lucinda e Lovello. Ma c’è un altro motivo che spinge gli innamorati verso questa valle, e qui la leggenda non c’entra, si tratta piuttosto di una curiosità -o di un mistero, se si preferisce- di carattere scientifico, oggetto di verifiche e studi da botanici di tutto il mondo che però non hanno mai saputo fornire spiegazioni valide a riguardo: tutte le margherite che sbocciano nella valle di San Valentino hanno i petali dispari.

immagine: La belle dame sans mercy, dy J.W. Waterhouse, 1893

Pubblicato in Storie, leggende e luoghi improbabili d'Italia | Contrassegnato , , , | Lascia un commento