Una lacrima sul vaso (post strappalacrime)

002lacrimeUna delle tradizioni del lutto andata in disuso e ormai poco conosciuta è quella di raccogliere le lacrime che si versano per la perdita di un caro defunto in piccoli vasi, bottigliette e fiale di vetro o ceramica, quelle greco-romane molto semplici, ma in altri casi erano vere e proprie opere d’arte. Io preferisco chiamare questi oggetti raccogli-lacrime piuttosto che lacrimatoi perché quest’ultimo termine è passato ad indicare anche contenitori per profumi e unguenti ritrovati nelle tombe latine, ma non erano la stessa cosa. Ne ho raccolto diverse foto nella galleria che trovate alla fine del post, ma qualcosa va detto anche sul loro utilizzo, sempre legato alla ritualità del lutto e del dolore, ma diverso a seconda del periodo e del luogo.

È una tradizione antica (si parla di contenitori per lacrime anche nella Bibbia) e nel mondo antico (Egitto, Roma…) le lacrime versate da congiunti e amici per la morte di una persona cara venivano raccolte prima  della sepoltura e i raccogli-lacrime accompagnavano religiosamente il morto nella tomba a testimonianza del dolore lasciato.

In alcuni casi venivano utilizzati anche dalle prefiche, quelle care signore che per denaro accompagnavano il funerale e per mostrare a tutti quale fosse il dolore per la perdita si strappavano vesti e capelli, si battevano il petto, gridavano e piangevano a dirotto. La quantità di lacrime raccolta determinava la qualità del loro lavoro e di conseguenza anche il compenso dovuto. Naturalmente, la quantità di pianto raccolto diventava anche oggetto di status sociale della famiglia del defunto.

Dopo la caduta dell’Impero romano di questi oggetti non si parla più, ricompaiono però nell’800, in particolare nel periodo vittoriano dove nei rituali del lutto conobbero un vero e proprio revival con il nome di tear-bottle o tear-catcher. I raccogli-lacrime non venivano infatti utilizzati solo in occasione della morte e del funerale, ma soprattutto dopo, e, una volta riempiti e ben tappati perché le lacrime non evaporassero, venivano conservati a ricordo sia della persona scomparsa che del proprio dolore, magari assieme alle ciocche di capelli tagliate alla buonanima e ad altri memento del genere.

In altri casi, sempre nel medesimo periodo, venivano utilizzati per stabilire la durata del lutto per le vedove: le lacrime venivano raccolte in bottigliette con tappi speciali che permettevano una sia pur minima evaporazione del liquido così che, quando la vedova aveva come si suol dire pianto tutte le sue lacrime e queste erano evaporate del tutto, si considerava finito il tempo del lutto.

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raccogli-lacrime persiani (Museo del vetro e della ceramica di Teheran)

Se in genere la forma di questi oggetti era semplice e non si differenziava granché da un contenitore per oli, profumi e simili, i raccogli-lacrime usati in Persia erano studiati e creati ad hoc, con l’apertura a forma di occhio e il collo che di raccogliere il pianto tenendo l’ampolla di traverso. In Persia non avevano però a che fare con i riti della morte: quando un sultano ritornava da una battaglia, controllava i raccogli-lacrime per vedere quale tra le mogli  avesse pianto di più per aver sofferto maggiormente la lontananza dello sposo.

Al giorno d’oggi la pratica non è più diffusa, ciononostante se ne producono ancora, magari un po’ dark come i raccogli-lacrime a forma di teschio in vetro di Murano, ma anche carini con un che di classico come quelli che si trovano su Tearcatcher

 

Galleria di Lacrimatoi

(immagini da Pinterest)

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nella vita alle volte si è il gabbiano, altre volte la statua...
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